MAHMOOD: NELLA VOSTRA MUSICA VOI RACCONTATE LA VERITÀ

Mahmood conosce bene il disagio giovanile e la vita di strada, li racconta nelle sue canzoni e ne ha tratto anche motivo di un successo che si quantifica in 31 dischi di platino e 8 dischi d’oro in Italia, 9 all’estero, due Festival di Sanremo vinti e più di 3,5 miliardi di stream all’attivo.

Alcuni giorni fa è arrivato a Kayros per ascoltare le musiche composte dai ragazzi della comunità, e Elisabetta Andreis ha raccontato l’incontro sul Corriere della Sera. «Voi raccontate la verità e si sente»: il cantante ha avuto una parola per tutti, consigli sinceri e schietti regalati da uno che è partito da zero e ce l’ha fatta. «Io pregavo la gente per fare sessioni di musica, per potere registrare». In comunità la musica è di casa, una passione condivisa tra i ragazzi e don Claudio Burgio, e in comunità sono cresciuti come artisti Baby Gang e Sacky, del collettivo di San Siro Seven 7oo, che ha scritto una hit che si intitola proprio “Kayros”. 

Grazie all’aiuto del gruppo Sugar è stata avviata una sala di registrazione e dalla collaborazione con Universal è nata un’etichetta musicale. «Io ho studiato canto da quando avevo dodici anni, in una scuola di Baggio – racconta Mahmood -. Quando ho iniziato a scrivere, a 18 anni, per un milione di volte mi hanno respinto». L’importante è non cedere. Alle medie era cicciottello, “nessuno mi si filava ma io volevo credere al mio sogno. Il talento vale per il 40 per cento, il resto è testa, caparbietà, umiltà: bisogna accettare i ‘no’ e crescere su quelli”.

Mahmood ha vissuto a lungo al quartiere Gratosoglio di Milano, con la mamma e tanti cugini. “Mio padre l’ho visto poco, è andato via di casa che ero piccolo. Nello sgabuzzino dove tenevo i giochi ho imparato presto a costruirmi mondi di difesa, paralleli, fantasiosi, per non sentire la mancanza. Lui si è risposato e ricostruito una vita. Mi ha portato due volte in Egitto, a 8 e 12 anni. Diventare adulti significa tenere cari i ricordi belli, anche se sono pochi».

About Author: Associazione Kayros

Non esistono ragazzi cattivi